sabato 22 settembre 2012

Bisogna restare in Italia.

Bisogna restare in Italia... Solo con la rivoluzione potrò cambiare le sorti del mio bel paese.




E certo che se non mi sbrigo a cambiarle, io come campo qui? E allora spiegami come fare sta rivoluzione, ti chiedo io. E tu mi risponderai da rivoluzionario, attivista e manifestante che va sempre in piazza, che non basta lamentarsi.

Giusto, allora io ti dico che mi legherò sopra un traliccio di una azienda elettrica monopolizzatrice finché non mi butteranno di sotto, o mi farò sparare in faccia dalla polizia fascista e criminale mentre gli tirerò un estintore con una bella maschera nera da black bloc, oppure mi darò fuoco davanti al parlamento ladro e corrotto con un bel fusto di 50 litri di benzina perché non avrò più un soldo.

Meglio di no, ti dico io, perché io sono uno tranquillo, uno di quelli che ha paura pure del dentista che guadagna troppo solo aprendoti la bocca. Io, ti dico, non sono uno di quelli che si incatenano per non far costruire una ferrovia super veloce. Io sono uno che ha paura pure dell'infermiera dichiarata cieca dall'INPS che lavora ai prelievi del sangue dell' ASL, e anche se poi ci vede bene quella la, la vena mia non me la prende mai.

No guarda, allora ti dico, facciamo che sono un rivoluzionario pacifista! Uno di quelli che va nei cortei a manifestare, che si mette a ballare , a cantare, a suonare e a sventolare le bandiere del partito del lavoratore come se avesse vinto lo scudetto.

Si vabbé però, dirai tu, cosi i cambiamenti non arrivano mica, bello che canto e ballo e suono, ma quando mai mi potranno prendere sul serio. I cambiamenti poi sono cose lente, mica é come il lavoro, un giorno c'é e il giorno dopo non c'é più.

E poi che lavoro era, dirai tu? Magari come stagista senza rimborso spese, oppure un porta a porta a vendere qualche aspirapolvere, magari ad una casalinga disoccupata e depressa ma con un bel sorriso sornione? Uno di quelli che fa i contratti truffaldini ai vecchietti partigiani in pensione, dicendogli di passare da una azienda elettrica monopolizzatrice, ad una che tanto alla fine sotto sotto sono tutte uguali? Insomma uno di quelli che farebbe impallidire il padre operaio e sindacalistica della CISL.

Il cambiamento, quello vero, come giustamente dirai tu, deve essere permanente. Deve essere come la manganellata del celerino che lavora dentro il carcere e che ti spappola il cranio e ti rompe le ossa e ti rimanda a casa in orizzontale, mica come la protesta pacifica che sembra una puntata di Amici di Maria De Filippi.

Intanto che aspetto il cambiamento io però mi faccio vecchio e senza un lavoro, o magari lavoro ma da precario, con uno di quei contratti settimanali, o più belli, giornalieri. Aveva ragione quello li quando diceva che monotonia il lavoro fisso. E infatti, ti dico io, che di lavori ne faccio tanti, ogni giorno ne ho uno diverso.

Per esempio, adesso sono diventato centralinista di un call center appaltato ad una grossa società elettrica monopolizzatrice che fa concorrenza alle altre grandi società e che tu dirai che tanto sono tutte uguali. Però ora non posso più fare il rivoluzionario, neanche quello pacifista, anche perché guadagno due euro l'ora e per arrivare a mille al mese ne devo lavorare 14 di ore al giorno!

E poi il rivoluzionario che é un lavoro? E mica c'ho più vent'anni che posso permettermi di andarmene a ballare e cantare e suonare per le piazze e nei cortei. Non posso neanche più contare sulla pensione del nonno partigiano perché nel frattempo gli é stata ridotta, o allo stipendio del padre sindacalista perché forse andrà in cassa integrazione, anche perché pure mia madre é disoccupata e mo' va pure da uno bravo che per fortuna gli fornisce antidepressivi sotto banco. Vedessi che sorrisi sornioni!

Ma poi te lo immagini il nonno partigiano fermo e impavido davanti alle cariche della polizia, anche perché se nessuno lo sposta di certo lui non se la porta a presso la carrozzina. Oppure la mamma disoccupata e anti-depressa che porta i fiori ai celerini con quel bel sorriso sornione. O il padre sindacalista che domina la rivolta popolare con la bandana della CISL legata in viso e la gazzetta dello sport sotto l'ascella?

No, ti dico che a 30 anni non lo posso più fare. Poi diventerò davvero un bamboccione, uno di quelli che si porta tutta la famiglia a manifestare perché il manager schiavista della società dei call center appaltata ad una grossa società elettrica monopolizzatrice che fa concorrenza alle altre grandi che tanto son tutte uguali dirai tu, non rinnoverà gli stipendi giornalieri e mo qua non si ha più tempo sa! Deciditi, o scioperi o lavori, e sennò come farò a fare mille euro al mese?

E allora tu mi dirai che il vero rivoluzionario non ha ne lavoro ne famiglia, e se ce l'ha il lavoro é nella rivolta e la famiglia é tra i suoi compagni. Ma allora io ti dico che sta cosa della rivoluzione non fa per me. Io voglio una famiglia vera! Una di quelle che vivono tutti sotto lo stesso tetto, o davanti alla stessa televisione sbraitando ad una puntata di Ballarò. Vabbé tu mi dirai che voglio fare la rivoluzione casalinga!

Bravo ridi pure tu, ma intanto la tua rivoluzione é lenta, il cambiamento non é mai arrivato, mentre io c'ho trent'anni e ancora sto a contratto a progetto, anzi no a partita IVA, visto che il manager della società del call center c'ha convinto a diventare tutti freelancer. Anche perché non c'ho tempo di starci appresso come gli altri a scioperare, devo fare i miei mille euro lavorando pure la notte.

Io poi mi chiedo se all'estero fanno come qui da noi! No secondo me stanno meglio, io me li immagino questi call center belli e puliti e ordinati, con tutte le postazioni di lavoro che sembrano uscite da un catalogo di Ikea. Non come da noi che ne assumono più di quante postazioni ci sono. Io me le immagino che lavorano solo 8 ore al giorno, magari con un'ora di pausa me ne vado a fare una bella corsetta nei parchi, no chiuso dentro il centro commerciale qui che non c'é manco una panchina fuori dall'ufficio. E poi una depressione con tutti sti colleghi qui che si lamentano dello stato ladro e corrotto, dei poliziotti fascisti e criminali, e delle società elettriche monopolizzatrici che alla fine pure loro dicono che sotto sotto sono tutte uguali.

C'ha ragione mio nonno quando dice che il pianto frutta, e infatti tutti dicono che non c'hanno i soldi perché a due euro l'ora nessuno ce la fa a campare, e poi li vedi che se ne vanno in ferie ad agosto. Tutti che dicono che la benzina costa e poi arrivano al lavoro con la macchina. Mentre secondo me io all'estero diventerei ricco, con un contratto a tempo indeterminato, con uno stipendio da due mila euro al mese, con la benzina che costa poco, dove lo stato non é ladro e corrotto, la polizia non manganella e dove i colleghi e le colleghe sono più felici, alti, biondi e con gli occhi azzurri.

E allora tu ti arrabbierai accusandomi che sto scappando, abbandonando la rivolta pololare, tradendo i tuoi compagni rivoluzionari. Ma no che non voglio scappare, ti tranquillizzerò io che sei un polemico, ho deciso che voglio essere un riformista moderato, o forse un rivoluzionario alla lontana.

E allora dirai tu, che magari le cose funzioneranno pure li all'estero tra i colleghi biondi e felici, ma poi me ne pentirò e mi mancheranno il nonno partigiano, la mamma depressa e il padre sindacalista. Mi mancherà il call center vuoto d'agosto perché sono tutti in ferie, e soprattutto mi mancherà il caldo e il sole perché lì é tutto cosi grigio e nuvoloso, ad agosto piove sempre, non vedrò mai il sole e farà sempre freddo.

Mamma mia e basta, ti zittisco io, che oltre ad essere rivoluzionario sarai diventato polemico e un tantino nazionalista. Ma poi con questa storia del sole che c'entra dimmi tu, e che sono una lucertola? Poi io ti dico, ora che guadagnerò duemila euro fisse al mese, mi sveglierò la domenica mattina dalla mia grigia e fredda e piovoso città e partirò con l'aereo low-cost alle 8, prenderò un caffè con mia madre disoccupata anti-depressa anche un po' stupe-fatta alle 11, guarderò la partita con il nonno partigiano e in carrozzina da tenuta anti-sommossa a pensione ridotta alle 15, e andrò a trovare il padre oramai non più sindacalista, ma in cassa integrazione che continua a manifestare insieme ai centralinisti a partita IVA alle 18. Tutto per ritornarmene alla casa nord europeista la sera alle 11.

Certo tu mi dirai però che costano 'sti aerei, pure se low cost. Io guadagnerò pure duemila euro al mese, ma ogni volta a viaggiare per me sarà un salasso. E vabbé, ti dico io, ma qui in Italia c'é gente che fa il pendolare tutti i giorni, addirittura due o tre ore al giorno da Roma ad Avezzano. Certo, dirai tu, magari il viaggio durerà lo stesso due o tre ore, ma poi mettici la fila ai controlli all'andata e ai passaporti al ritorno. Va bene, ti dico io, che sarai rivoluzionario ma pure un polemico e anche un po' nazionalista, se non ci andrò in treno perché ci metterò troppo, allora ci andrò in macchina, tanto con due mila euro potrò fare il pieno alla macchina.

E poi sta storia del caffè era cosi, per dire. E allora dirai tu, facciamo che non andrò a prendere il caffé dalla madre disoccupata anti-depressa e ora gattara ma, come garantirai tu, la uno che lo fa buono lo troverò, costicchierà ma chi se ne frega, tanto con due mila euro al mese me lo potrò pure permettere. E certo! Affermo io tutto contento, perché vedo che ti sto facendo cambiare idea anche a te, che sarai pure un rivoluzionario polemico e nazionalista, ma sotto sotto anche tu te ne vorresti andare dall'Italia. Anzi, se verrai a trovarmi, la sera ti offrirò una pizza dal pizzaiolo Italiano di fiducia che pure lui nel frattempo é diventato ricco all'estero. E ti credo, esclamerai tu, con quei prezzi!

Bravo farai pure le battutine tu, ma io ti dico che dopo un po' che me ne sarò andato dall'Italia... ci ritornerò! Ammetto che avrai ragione quando dirai che li costa tutto un po' troppo, anche se sicuro oramai là prenderò 3 mila euro al mese come centralinista del call center nord europeo. Perché invece del rinnovo del contratto, ci sarà l'aumento, e sicuro ora guadagnerò di più del mio manager a tempo indeterminato del call center appaltato dalla società monopolizzatrice ma che poi come insisterai tu fa un favore pure a quelle altre.

E sai che ti dico a te che ora sarai diventato un rivoluzionario titubante, non più polemico, e neanche più nazionalista? Ti dico che con tutti quei soldi mi comprerò casa al mare, in Italia ovviamente, cosicché me ne andrò li d'estate ogni volta che vorrò. Magari proprio per fargli un dispetto prenderò una davanti alla villa del manager del mio call center che oramai avrà chiuso per fallimento e avrà mandato tutti per strada mentre lui si terrà il conto protetto in Svizzera. E tu dirai allora che dovrò portare con me pure il nonno partigiano che ormai sarà ridotto un vegetale a forza di pestoni e fumogeni, la mamma disoccupata che sarà diventata una tossico dipendente da valium, e il padre non più sindacalista, neanche in cassa integrazione, ma in mobilità che continua a scioperare per i centralinisti della società che avrà cambiato nome e ora assumerà dipendenti dall'Europa dell'est ad un euro l'ora.

Invece no, ti dico io, perché ci andrò a vivere quando il nonno partigiano sarà all'ospizio, la mamma disoccupata depressa e gattara al centro di igiene mentale e il padre ormai brigatista passerà la vita in cella sotto le manganellate della polizia fascista e criminale, mentre io avrò la mia di pensione. Quella estera, non quella dello stato italiano corrotto e ladro che, secondo me, tu puoi pure lavorare fino a novant'anni, mentre io li me ne andrò quando mi pare.

A questo punto, tu rifletterai mentre ti arrenderai ad ogni idea patriottica e rivoluzionaria, e mi dirai che é proprio facile essere ricchi in Italia, basterebbe che tutti vivessero all'estero come fa il mio manager della società con i centralinisti di call center rumeni. Ora lui se ne starà alle Barbados a godersi la nostra di pensione mentre tutti i centralinisti italiani staranno per strada a prendere mazzate dalla polizia fascista e serva dello stato ladro e corrotto.

E allora, visto che ti sarai finalmente arreso e la pianterai con sta storia di polemizzare su tutto, io ti rivelo che, pur se sarò ricco perché guadagnerò il triplo di te, sarò un tantinello infelice. Certo sarà bello avere i colleghi e le colleghe alte e bionde e con gli occhi azzurri, cosi come gli uffici che sembrano usciti da un catalogo IKEA o i parchi cosi verdi mentre io me ne vado tutti i giorni a mangiare chiuso dentro un centro commerciale. Ma soprattutto sarà bello avere un stipendio alto e non uno come quello dei rumeni che lavorano ai call center.

Però é pur vero che senza il sole, senza il mare, senza il nonno partigiano con cui poter vedere la partita, senza il padre sindacalista che bestemmia davanti alla trasmissione di Porta a Porta, o senza la madre disoccupata e depressa che non é ancora gattara ma che mi fa il caffè buono, continuerò ad essere arrabbiato con lo stato italiano ladro e corrotto, con la polizia criminale e fascista, mentre tu continuerai a fare la rivoluzione polemica e nazionalista. E poi sarò depresso perché non potrò mai tornare in Italia come il mio manager della società dei call center. Ma non perché poi debba rimborsare qualcuno, neanche lui sia chiaro, e che questi voli low cost non sono poi cosi economici.

E poi saranno pure belli e biondi questi colleghi sempre felici, ma ogni volta che ci provo a spiegargli i veri problemi dell'Italia, altro che mafia dirai tu, loro mi dicono sempre che sono noioso e triste. Poi sti parchi saranno pure belli e verdi, ma con questo freddo e questa pioggia meglio mettermi dentro un centro commerciale che se mi metto seduto fuori su una delle loro panchine mi congelo. Allora tu mi dirai che gli stipendi sono alti, i manager gentili, gli uffici che sembrano usciti da un catalogo di IKEA e che non sono mica una lucertola e basta con questa storia del sole e del caldo.

Ma allora tu non mi avrai ascoltato per niente, non avrai capito che tutto sommato la storia di andare via dall'Italia non convince nessuno. Non possiamo mica andarcene, bisogna resistere, fare la rivoluzione, cambiare le sorti dell'Italia, andare a protestare, fare la manifestazione, insomma...

Bisogna restare in Italia, tanto é uguale!

lunedì 19 settembre 2011

Informatico Migratore ha compiuto un anno.

Quando ho iniziato a scrivere questo blog non sapevo immaginare come si sarebbe concluso.

Ho cercato di essere costante con gli articoli, di scrivere tutto quello che avevo in mente e di cercare costantemente di non abbandonarlo mai.

Pian piano ha iniziato a crescere, ho cominciato a sentirmi fiero di quello che facevo.

Vedevo i risultati, gente che mi scriveva, che mi domandava, che si complimentava con me... e poi e’ arrivato!

E’ arrivato poi il momento che pensavo sarebbe arrivato dopo tanto, ma a promessa fatta, non posso più rimandare.

Chiudo questo capitolo della mia vita con un punto in sospensione. Come voi, anche io non so cosa mi capiterà in futuro, certo adesso non lo so come non mai!

Mi manca casa, mi mancano le litigate di mia madre, le sciocchezze di mio padre, il mio giardino, l’amico della porta di fronte, e quello che non ci parlo più da anni ormai.

Mi manca la mia vecchia vita che ogni tanto fa male anche solo dirlo.  

Mi manchi tu amore mio che ora come ora sono confuso come non mai e se solo ne valesse la pena mi metterei in ginocchio per riaverti qui.

Ma questa e’ la mia strada! La strada che porta dei sacrifici. Complicazioni. Ti porta a litigare con te stesso e con gli altri. La strada che una volta percorsa, mille volte ti sentirai di voler tornare indietro.

Sono solo ormai, ma mi amo più di prima, e per questo so che sto facendo bene!

Anche se sento ancora che fa male, che mette nel cuore la disperazione, che per ogni volta che passo con il treno per la città mi sembra di scorgere i vecchi palazzi di casa mia.

Ma questa e’ la fine di un capitolo, di quel capitolo che mi ha fatto dire tanto, e che mi ha fatto ascoltare tanto anche voi.

Mi rendo conto solo ora che questo blog non forniva niente di nuovo. Spronava la gente a lasciare l’Italia perché ormai siamo tutti stufi di lottare per essa.

Penso a quanto vecchi si fanno i miei genitori, e quanto lontani sono ora da me! E quando avranno bisogno di me cosa faro? Tornerò, e poi dopo? Riandrò via? Non trovo risposte, non le trovo nella gente a cui le chiedo, che ora come ora mi rispondono solo che ho fatto bene ad andarmene!

"Ho fatto bene"! E’ quello che mi dicono tutti ormai! E quando ho un dubbio mi sento solo dire di non mollare, di stare qui. "Resta dove sei"! Ma se i miei stanno male? E se la mia ragazza se ne va?

No, il mio blog non mi aiuta! Il mio blog non aiuta nessuno! Neanche voi che siete stati qui a leggerlo!

Voi non mi aiutate come non aiutate voi stessi! Mettete troppa rabbia, pensate a lo schifo, e intanto vedo tante vite affrante.

Doveva essere l'avventura della mia vita, ma ora vedo gli adii, quelli sono i peggiori! Vedo i miei piangere ogni volta. E ora vedo la mia ragazza farlo ogni volta che ci dobbiamo separare.

No scusate. Non e’ colpa vostra, e’ colpa mia. Sono io quello che sta male! Sto male nel piangere ogni volta che qualcuno lo fa per me!

Ma questa e’ la mia strada, e ora non me ne vogliate, se dico addio.

Ciao a tutti.

giovedì 8 settembre 2011

Meet up a Londra il 17 Settembre.

Meet up - Italians in London - Londra 17 Settembre ore 5pm! Covent Garden. Di fronte al - The White Lion. Noi vi aspetteremo dentro. Venite numerosi.



Per avere maggiori informazioni, ho anche semplicemente per dire che ci sarete, ho creato l'evento qui su Facebook. Incontrerete alcune delle persone che ho intervistato, alcuni di Goodbye Mamma, e cosi via. 


Qualora non siate amanti di Facebook, terrò aggiornata questa pagina ogni volta che ce ne sarà bisogno. 

Aggiornamenti

08/09/2011

Ore 16.40: Al gruppo di Goodbye Mamma, molti hanno espresso il desiderio di rinviare verso gli inizi di Ottobre. State tranquilli! Due meet up in meno di un mese non possono far male a nessuno!

13/09/2011

Ore 9.11: Mi e' stato chiesto se l'invito e' aperto a tutti. Sia chiaro, potete portare chi volete, non per forza italiani!

lunedì 5 settembre 2011

I viaggi di un informatico migratore Libanese.

Mi chiamo Bilal Kdouh, sono nato a Beirut (Libano) nel 1979, nel lontano 1999 ho deciso di partire all’estero e precisamente a Bari per studiare Informatica.
Nel 2003 mi sono Laureato in Informatica e Comunicazione Digitale e poi mi sono trasferito a Milano per frequentare qualche corso di formazione a scopo di specializzazione nel settore IT, visto che all’università la formazione è abbastanza generale e il titolo di studio non ti da nessuna qualifica specializzata di cui il mercato è abbastanza esigente. Poi il destino mi ha riportato di nuovo a Bari e precisamente Molfetta per iniziare da li la mia carriera professionale. Visto che la società che mi ha ingaggiato si occupa di consulenza informatica, nel 2005 ho dovuto trasferirmi di nuovo a Milano per lavorare su qualche progetto.

Quali sono state la ragioni che ti hanno spinto a vivere all'estero?

Le ragioni sono tante. Da quando ero bambino avevo un sogno, ovvero quello di vivere all’estero provando vari paesi ed imparando lingue e culture diverse.
Poi a questo mio desiderio si sono aggiunte alcune cose della vita che ti spingono di più a prendere certe decisioni. Nel mio caso il fatto di aver vissuto i miei primi 11 anni di vita durante la guerra civile Libanese. Ad esempio mentre frequentavo la scuola primaria una volta e' capitato di doverla abbandonare di corsa perché era iniziata una grande battaglia militare tra due partiti. Uno di questi partiti addirittura un giorno prese possesso del mio istituto come base militare, tanto da dover abbandonare la nostra scuola a meta' dell'anno scolastico. A volte invece si avevano problemi anche per semplici spostamenti, magari per andare a scuola o ritornare a casa, altre volte venivano meno le cose più semplici come andare a giocare con gli altri bambini davanti casa.
In tutto questo poi si deve aggiungere il fatto che io provengo da una cultura Araba dove la mia famiglia è molto attaccata alle tradizioni.

Questo che cosa comportava?

Comportava che ogni volta che volevo prendere una qualunque decisione, la mia famiglia si poteva permettere liberamente di dire, guidare e giudicare le mie scelte di vita. Ma io volevo essere libero di decidere ed affrontare la mia vita da solo. Volevo crescere dal punto di vista personale e caratteriale e, con l'arrivo dell’adolescenza, dentro di me ha iniziato a maturare la voglia di uscire con tutti i mezzi da quel mondo, ed ho realizzato che l’unico modo per farlo era partire vivendo per conto mio.

E perché proprio l'Italia?

Detto sinceramente, la grande passione che ho per il calcio mi ha spinto a scegliere l’Italia come destinazione prioritaria.

A questo punto arrivi in Italia. Perché hai scelto di studiare informatica?

Tengo a precisare che l’Informatica non è mai stata la mia passione, volevo scegliere qualche corso di Laurea che mi permettesse di trovare più facilmente un lavoro e alla fine la scelta è caduta sull’Informatica. Prima di questo ho frequentato per un anno la facoltà di Giurisprudenza in Libano e subito dopo ho avuto la tentazione di studiare Farmacia in Italia. I primi anni all’Università ero un po’ confuso su cosa scegliere e cercavo consigli da persone esperte per capire quali sono i vantaggi e gli svantaggi nel scegliere un corso rispetto ad un altro.
La mia decisione di studiare Informatica era legata fondamentalmente al fatto che nel periodo in cui mi sono iscritto all’Università in Italia quella disciplina era considerata la disciplina del futuro, cioè si prevedeva che il settore Informatico avrebbe offerto più opportunità di lavoro, e dove quel settore era considerato abbastanza internazionale e quindi studiare qualcosa che permettesse senza troppi vincoli di esercitare lo stesso mestiere in tanti paesi in giro per il mondo in previsione che un giorno avrei potuto decidere di tornare a casa mia in Libano.

Una volta laureato, cosa succede?

Studiando Informatica, due campi mi hanno attratto di più: Reti di Calcolatori e Basi di Dati, perciò una volta completata la Laurea ho deciso di andare a Milano per specializzarmi nel campo delle Reti e alla fine sono riuscito a Specializzarmi sulle reti CISCO certificandomi CCNA, ma purtroppo non ho avuto nessuna possibilità di fare esperienza e lavorare nel campo delle reti, e la prima società che mi ha ingaggiato mi ha proposto di formarmi come DBA Oracle, alle fine ho accettato e tramite loro ho fatto la mia prima esperienza interessante presso Fastweb a Milano passando tramite Oracle Italia e quella esperienza è durata circa 2 anni.
Quando ho deciso di cambiare vita verso il Canada avevo pure deciso di cambiare settore Informatico perché l’impegno extra orario ordinario che richiedeva il lavoro come DBA o Sistemista non mi andava di proseguirlo nei prossimi anni e parlo precisamente della necessità del lavoro notturno e nel week end e alla fine ho deciso di cambiare e alla prima occasione ho frequentato un master privato serale a Milano sulla Business Intelligence SAP e attualmente mi occupo di questo settore cioè SAP Business Intelligence Data Warehouse con SAP Business Objects.


Come sei arrivato in Canada?

Nel 2007 ho deciso di cambiare tutto e iniziare una nuova esperienza sia dal punto di vista personale, sia dal punto di vista professionale. Ho deciso quindi di emigrare in Canada (Montreal), la mia prima esperienza Canadese è durata quasi un anno, poi una società Franco-Canadese mi ha chiesto se ero interessato di partire per qualche progetto a Parigi, visto il mio spirito avventuroso, la mia grande voglia di perfezionare le mie capacità linguistiche, imparare e conoscere nuove culture vivendo sul posto e aggiungendo che Parigi mi ha sempre affascinato ogni volta che l’ho visitata non potevo rifiutare di vivere quella esperienza.

Raccontaci come e' andata in Canada?

Il Canada è un posto ideale per costruire una famiglia. Praticamente il sistema fiscale Canadese è fatto in modo per incentivare le persone a sposarsi e fare più figli. La qualità della vita è abbastanza alta, è un paese basato sulla cultura dell’immigrazione e dove veramente non ti senti straniero poi qualsiasi lavoro che fai hai la possibilità di affittare un appartamento per proprio conto. Inoltro la cosa che mi ha colpito di più in Canada è il rispetto per la dignità lavorativa e l’onestà dei datori di lavoro.

Potresti dirci di più?

Racconto una piccola storia che si e' poi ripetuta più volte: appena sono arrivato in Canada ho iniziato a sondare il mercato per capire più o meno quanto avrei potuto chiedere come stipendio per la mia qualifica e più o meno mi ero fatto una idea. Quando sono andato a fare il mio primo colloquio mi chiesero quali fossero le mie aspettative salariali. Io gli dissi sinceramente che, essendo appenda arrivato in Canada e non avendo molto esperienza nel settore IT Canadese e, se lui mi avesse potuto indicare una cifra, mi avrebbe potuto aiutare a capire quel tipo di mercato. A quel punto lui mi chiese quanti anni di esperienza avessi e poi mi rispose che per quegli anni mi avrebbero dato TOT all’anno. Rimasi sorpreso perché, senza aver provato a sfruttarmi visto che ero nuovo, oppure cercando di abbassare il più possibile come succede al 99% dei casi in Italia, mi aveva risposto nel modo sperato.
Dopo una settimana andai a fare un altro colloquio e alla stessa domanda rispondo la cifra suggerita nel primo colloquio e che, obbiettivamente, mi andava molto bene per iniziare in Canada. Invece la ragazza mi rispose: "no guarda per la tua qualifica e il tipo di lavoro sono un po’ pochi, se andrà in porto questo progetto noi ti pagheremo TOT!", ovvero 5000$ in più all’anno di quanto richiesto.
E cosi è stato!
Una volta terminato quel progetto, tempo una settimana ho subito pronto un nuovo colloquio da sostenere, e alla mitica domanda chiedo di più di quello che mi avevano pagato nell'ultimo progetto. La risposta fu: "no guarda, non è bello fare un lavoro e lavorare con dei colleghi che guadagnano più di te! ...Se questa cosa va in porto, noi ti paghiamo TOT", e questa volta erano 10$ in più all’ora di quanto guadagnavo una settimana prima.
Questi sono solo degli esempi per farvi capire quanto in Canada viene rispettato il valore del lavoro e delle qualifiche.

Cos'altro ti ha colpito del Canada?

Un’altra cosa che mi ha colpito del Canada e' che per legge la paga è ogni 2 settimane, si lavora tra le sette e le sette ore e mezza, e nel curriculum non si menziona mai né la data di nascita, né il luogo di nascita, né tanto meno le origini. E' vietato per legge che nel colloquio ti possano fare domande personali, perché in quel caso scatta la denuncia. Ho conosciuto qualcuno che è stato richiamato dall’ufficio del lavoro per aver chiesto l’età ad una candidata, ovviamente quel qualcuno non era Canadese, bensì Francese.
Per aprire un conto corrente in Canada si impiegano 20 minuti, esci dalla filiale con il bancomat in mano col PIN e il libretto degli assegni.
Un’altra cosa importante del mondo lavorativo in Canada è che per qualsiasi contratto è riconosciuto il TFR e la disoccupazione, mi sembra di ricordare che fosse sufficiente aver lavorato per più o meno quattro mesi nell'arco di quell'anno, avendo cosi' diritto al sussidio di disoccupazione per altri 10 mesi.

Esistono degli aspetti negativi nel vivere in Canada?

La lontananza dal paese paese di origine. Nel mio caso il sentire l’esigenza di tornare ogni tanto a casa per trovare la famiglia. Il freddo rigido del lungo inverno, secondo me non ci sono quattro stagioni in Canada, bensì due e mezzo, di cui l’inverno e' di cinque o sei mesi all’anno con temperature che variano tra i -20 e -30 gradi centigradi.
Un altro problema che ho dovuto superare, e sembrerà strano, è stato il dialetto Francese che si parla nella regione del Quebec, praticamente le persone del posto parlano solo in dialetto e di più ho scoperto che ci tengono molto ad assumere persone perfettamente bilingue Inglese/Francese e questo non me lo aspettavo.
Sapevo che Montreal era una città multiculturale ma mi sarei aspettato più che nel Quebec ci tenessero alla cultura francofone, mentre ho scoperto che ci sono tante comunità straniere e alcune zone dove la cultura Anglosassone ha più prevalenza e in questo caso ho dovuto impegnarmi di più per perfezionare due lingue straniere allo stesso tempo.

Invece per quanto riguarda lavorare in Canada?

Un altro ancora riguarda il mondo del lavoro: in Canada tengono molto alla prima esperienza Nord Americana e per questo tutti gli immigrati si trovano in difficoltà nel cercare il primo lavoro qualificato e dove tante lauree conseguite all’estero non vengono riconosciute in Canada, e in questo caso bisogna fare dei corsi complementari per l’equivalenza del titolo di studio, per fortuna nel mio caso non c’era questo ostacolo visto che la mia Laurea in Informatica era stata convalidata, ma mancava comunque una esperienza Nord Americana.
Ed infine se sei single e residente nella regione del Quebec e guadagni uno stipendio medio/alto, ti detrarranno il 47% di tasse dal tuo stipendio perché i residenti di tale regione pagano doppie tasse (tasse federali e tasse regionali).

Raccontaci cosa e' successo invece a Parigi?

La mia esperienza Parigina è durata precisamente 9 mesi, doveva durare 3 anni ma purtroppo i problemi burocratici relativi alla necessità di un permesso di lavoro in Francia che alla fine andava in qualche conflitto burocratico con il mio permesso di soggiorno Italiano, mi ha complicato molto la situazione e ho dovuto lasciare il mio lavoro prima della scadenza del contratto e ho deciso di tornare in Italia nel Settembre del 2008.

Che tipo di problemi hai dovuto affrontare in Francia?

In Francia non ho avuto problemi per quel che riguarda le vicende lavorative perché ero assunto in Canada e mandato in trasferta a Parigi. Ma il problema principale li e' stato la ricerca della casa, di tutte le mie esperienze avute tra Italia e Canada, scoprivo che Parigi come il posto più difficile per me dove affittare un appartamento. Una odissea dove rigidamente richiedono garanzie. Qualche volta ho dovuto fare un'ora di fila in strada per visitare qualche appartamento.
Ho notato che lavorare in Francia nel campo IT gli stipendi sono notevolmente alti rispetto all’Italia e in più danno molto valore al titolo di studio Universitario. Poi per quel che riguarda Parigi io la considero come la città internazionale DOC che si aggiunge al suo fascino indiscutibile, per me e' stata l’esperienza di vita più bella e mi piacerebbe tornare a viverci un giorno.


Che tipo di difficoltà hai incontrato viaggiando per il mondo?

In qualsiasi nuova esperienza ci sono delle difficoltà iniziali che riguardano la conoscenza del sistema nuovo in cui andrai a vivere, il problema sono i paragoni che ognuno di noi inizia a fare con il suo vecchio ambiente e la sua vecchia vita.
Ci vuole un po’ di tempo per entrare nella logica del pensiero e della cultura del nuovo sistema e iniziare ad apprezzare le cose positive più che pensare a quello che si era abituati ad avere del nostro vecchio posto.

Ora che sei di nuovo in Italia, come valuti il settore IT italiano?

L’Italia è un paese di 60 milioni di abitanti, di conseguenza rappresenta un mercato notevole. Trovare un lavoro nel campo IT in Italia è molto più facile rispetto al Canada. Dopo tutto quello di buono che appena ho raccontato del Canada qualcuno potrebbe rimane sorpreso di questa mia affermazione, ma è un dato di fatto, più gente vive in un posto più giro d’affari c’è. Altro discorso come viene organizzato il mercato e come viene organizzato l’accesso al mondo del lavoro e se le qualifiche vengono rispettate e di conseguenza quello che si paga è in linea con la qualità del lavoro che si svolge.

Qual e' a questo punto la qualità del lavoro nel settore IT in Italia, secondo te?

Il settore IT Italiano è un ottimo posto per fare le prime esperienze. Tralasciando il lato economico, in Italia si ha la possibilità di imparare e lavorare sotto alcune pressioni che fanno bene per chi un giorno progetta di andare all’estero.
Invece nel caso uno volesse rimare a vita in Italia continuando a lavorare nel campo IT, onestamente lo vedo come un disastro, ma ci rendiamo conto cosa significa che tante aziende mettono nei loro annunci età massima dei candidati ricercati 33 anni?
Significa o che loro sono sicuri che chi è arrivato a 40 anni facendo questo lavoro in Italia è già distrutto/esaurito, oppure che usano la tecnica del riciclaggio delle risorse cercano esclusivamente giovani da sfruttare.

Pensi che non possa essere possibile lavorare per uno straniero lavorare in Italia a lungo termine?

Questo è il mio punto di vista sia chiaro, ma progettare una carriera a lungo termine in Italia nel settore IT non è assolutamente una buona scelta e non so se voi avete sentito tanti vostri colleghi che vi dicono "il mio obbiettivo non è continuare con questo campo e un giorno vorrei cambiare", un motivo ci sarà, ovviamente il mio punto di vista è legato molto al fatto che principalmente io ho sempre lavorato con società di consulenza che fanno prestazioni presso i clienti esterni, non ho mai avuto la possibilità di lavorare nel campo IT come un dipendente diretto di un cliente finale facendo parte del suo gruppo IT e forse in quel caso qualcosa si potrebbe cambiare a livello di giudizio personale.

In definitiva, pro e contro del settore IT italiano?

Pro: settore amichevole e famigliare, dove spesso si fanno delle conoscenze interessanti a livello personale e di conseguenza ci si aiuta spesso; settore legato ad un mercato basato su una popolazione di 60 milioni e di conseguenze le opportunità non mancano, ci si potrebbe lavorare e fare esperienza sulla maggior parte delle tecnologie e con alcune realtà organizzative che non hanno niente ad invidiare ad altre realtà estere.

Contro: essendo un ambiente basato su conoscenza spesso è più facile trovare lavoro tramite i contatti personali e di conseguenza questo comporta più diffidenza verso nuovi candidati, settore abbastanza stressato e dove spesso le ore lavorative sono di più del dovuto e dove in tanti casi il lavoro straordinario non viene riconosciuto come si deve; troppe società di consulenza in giro e di conseguenza il mercato viene svalutato, per non parlare di quante truffe e persone poche serie con cui si potrebbe avere a che fare con le varie modalità contrattuali che ci sono in giro; la tendenza dei clienti finali a non assumere e preferire chiedere consulenza esterna.

Che possibilità ci sono per uno straniero che decide di emigrare in Italia?

Il problema fondamentale in Italia è che il fenomeno dell’immigrazione straniera è nuovo con flussi particolari e di conseguenza lascia un segno negativo sulla confidenza verso gli stranieri.
Per uno straniero risulta quindi molto difficile (se non quasi impossibile) fare carriera in Italia; basta fare una minima esperienza in Francia o Inghilterra per rendersi conto che li le barriere non ci sono poiché gli stranieri posso avere delle cariche di alto livello, mentre in Italia la mentalità è abbastanza tradizionalista, con certi pregiudizi e preconcetti verso gli stranieri.
Anche se una volta che quei pochi stranieri riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro e si fanno rispettare, il ritorno è comunque molto dal punto di vista personale, ma dal punto di vista della carriera è troppo poco, e comunque per uno straniero che vuole fare una carriera manageriale, avrà poche possibilità di riuscita.

Consiglieresti mai ad un tuo connazionale di lavorare in Italia?

Assolutamente no!
Ho un fratello che appena ha finito la scuola e che sta per iscriversi all’università, nonostante tutti i problemi politico-socio-militari che ci sono in Libano, preferisco che lui faccia l’università li!
E' una questione che riguarda tutti i problemi che arrivano dopo l’università e si incontrano con la burocrazia Italiana che già di per sé è rigida verso gli Italiani figuriamoci cosa possono subire gli stranieri, su questo argomento posso scrivere un libro raccontando tutti i problemi incontrati in Italia e per questo non lo auguro a nessuno, lavorare in un posto significa vivere e vivere significa avere a che fare con la quotidianità dei fatti, se qualcuno ha la possibilità di scegliere tra l’Italia e altri paesi della prima fascia della comunità Europea tipo Francia, Germania, Inghilterra e paesi Scandinavi, io consiglierei di lasciar perdere l’Italia specialmente se dovesse lavorare nel campo IT.
Poi alla fine ognuno ha le sue ragioni personali che gli spingono verso una direzione rispetto ad un’altra e alla fine conta molto quello che facciamo e dove lo facciamo.

Tornerai mai a Beirut?

Un giorno mi piacerebbe tornare a casa, ma tutto dipende dalla situazione politica ed economica del mio paese. Inoltre e' importante sapere se quello che faccio adesso conta di più per me rispetto a quello che potrei fare a casa. Per esempio tutti sappiamo che il settore IT è molto ampio ma non significa che tutte le tecnologie vengono usate dappertutto e più un paese è piccolo più il mercato è stretto, nel mio caso se dovessi tornare a casa dovrei obbligatoriamente cambiare le mie attuali conoscenze tecnologiche. Il Libano è un paese di 10 mila km quadri e con 4 milioni e mezzo di abitanti cioè alla fine quanto una regione in Italia. SAP non ce l’ha nessuno in Libano, tornare adesso non avrebbe senso. Nel caso un giorno dovessi fare questo salto dal lato tecnico al lato gestionale e progettuale, potrei avere più possibilità.
Comunque sono ottimista e convinto che 10 anni possono portare cambiamenti notevoli per il futuro di una nazione e non si sa mai cosa potrebbe riserbare il destino.

Dove pensi di essere da qui a 10 anni?

Sinceramente non so di preciso ma spero di aver trovato il posto più adatto per me dove vivere tranquillamente con un lavoro stabile che mi permetta di vivere una vita semplice e dignitosa, l’unica cosa spero che nel futuro prossimo il destino mi permetta di fare altre esperienze di vita sia dal punto di vista lavorativo sia dal punto di vista personale per arricchire il mio bagaglio linguistico e culturale.

Grazie Bilal, c'è altro che vorresti aggiungere?

Si, vorrei ringraziarti di avermi dato la possibilità di esprimere le mie opinioni e di condividere le mie esperienze di vita e spero che chi leggerà questa intervista riesca a trarre qualche vantaggio.

Lo spero di cuore anche io!