martedì 28 settembre 2010

Da San Paolo a Londra. Storia di un informatico italo-brasiliano.

Ecco la storia di Andre, un ragazzo brasiliano che, passando per Roma, e’ venuto a vivere qui a Londra.


Ci
racconti la tua storia di informatico migratore?

Sono arrivato a Roma nel 2006. Prima di allora vivevo a San Paolo in Brasile. Ho studiato per 4 anni informatica all’Universita' di Mackenzie.
All’inizio avevo un bel lavoro e la mia situazione economica era piuttosto buona. Ma ad un certo punto ero stanco di vedere tutta quella corruzione, poverta' e delinquenza che ne scaturiva, quindi decisi di emigrare. Abituato al Brasile, l'Italia mi sembro’ fin da subito un paradiso. Vivendo per cosi’ tanti anni quella realta’ credevo ormai fosse la normalita’, non riuscivo ad immaginare una vita senza tutti quei problemi. Avevo sempre sognato di andare a vivere in Italia, finalmente avevo coronato il mio sogno.

Perche l’Italia?

In Brasile, come in tutto il mondo, l'Italia e' vista come un paese bellissimo dove si vive e si mangia molto bene. Il cibo italiano e' molto famoso in Brasile, puoi trovare ristoranti e negozi che vendono prodotti tipici italiani. La pasta e la pizza sono tra i piatti piu' famosi in Brasile. Dopo New York, San Paolo e' la citta' che consuma piu' pizza al mondo. Inoltre l'Italia e' stata la mia prima scelta perche' i miei antenati erano italiani. Mi sono sempre sentivo un po' italiano, anche se sono nato in Brasile e a casa nessuno lo parlava (tranne qualche parolaccia). Prima di andare in Italia facevo un’ora di lezioni private a settimana. Sentivo la radio e leggevo i giornali italiani tutti i giorni. Sarebbe potuto bastare per una persona qualunque che voleva andare in Italia a cercare un lavoro, ma non per me. Io volevo parlare come gli italiani. In Italia ho continuato a fare lezione privata e penso finalmente di aver raggiunto un livello abbastanza buono. Anche adesso che sono 2 anni che vivo a Londra, cerco di mantenere i rapporti con gli amici e i parenti italiani mi aiutano a non dimenticare questo lingua.

Una volta in Italia?


Arrivato a Roma, ho trovato subito lavoro senza troppe difficolta'. In una settimana ho fatto cinque colloqui e ho ricevuto piu' di una offerta. Allora non capivo bene com'era la vita da precario, quindi per me e' stata una bella cosa firmare il mio primo contratto a progetto. L'inizio pero’ e’ stato duro, avevo problemi di communicazione visto che lavoravo soltanto con italiani. Comunque mi hanno accettato molto bene e dopo 2 mesi mi sentivo gia' a casa. A Roma ho lavorato per 2 anni all'INPS, Telecom e Poste Italiane. In Telecom avevo il contratto a progetto con una azienda piccola. Tra me e Telecom c'erano 3 aziende di mezzo. Prendevo quasi 2 mila al mese, ma lavoravo dalle 10 alle 20. Nel corso di quei due anni iniziai a capire che la situazione in Italia non era poi cosi’ buona. Gli sviluppatori italiani sono molto bravi. Ci sono molti esperti italiani in Microsoft, tanti altri che scrivono libri anche in inglese. Purtroppo pero’ in Italia non tutti vengono riconosciuti e molti devono accettare brutte condizioni lavorative. Ho visto il boom dei precari e una crisa economica e politica senza precedenti. Capivo che non c'era molta speranza per me e cosi’ presi la decisione di emigrare nuovamente.

Ed eccoci arrivati a Londra, come mai questa citta’?


All’inizio l’ho fatto per soldi. Avevo un amico qui che prendeva un ottimo stipendio.
Purtroppo pero’ ricominciare in questa citta’ e' stato molto piu' duro che a Roma. La lingua e' stato l'ostacolo piu' difficile da superare. Per 3 mesi ho studiato inglese in una scuola di lingua (non costosa, pero' di un livello molto basso) e in parallelo avevo lezione privata per prepararmi per un colloquio. Ho lavorato in un pub come "glass collector", ovvero l'unico lavoro che potevo fare senza parlare bene l’inglese. Dopo 3 mesi iniziai a sentirmi piu' sicuro di me e cominciai ad inviare il mio curriculum. Mi chiamavano 5 o 6 volte al giorno. I primi 2 giorni non capivo e dovevo chiedere piu’ volte di ripetere. Poi intuii che le domande erano sempre le stesse e cominciai a prepararmi meglio per i colloqui al telefono e per le domande delle agenzie. In 10 giorni sostenei piu’ di sette colloqui e alla fine ricevetti una buona offerta di lavoro.

Come e’ stato l’impatto nel mondo del lavorare nel settore IT a Londra?

Nonostante sia arrivato a Londra all'inizio della crisi economica, ho trovato una situazione lavorativa molto buona. Stipendi migliori, contratti a tempo indeterminato. Sogni impossibili per me in Italia. Sentivo di aver trovato il lavoro migliore che avessi mai avuto. Sia in Brasile che in Italia. Non c'era paragone. Oggi, a distanza di 2 anni, penso di aver trovato la strada giusta.

Cosa consiglieresti a chi volesse emigrare all’estero come te?


Come consiglio sempre, la cosa piu' importante all'inizio e' investire in un corso di inglese (anche se preferisco le lezioni private). Per esempio io continuai a studiare per altri 12 mesi anche una volta trovato lavoro.
Per quanto riguarda la casa, siccome avevo amici a Londra, l'inizio e' stato tranquillo. Una volta sistemato e con il lavoro a tempo inderterminato, e' piu' facile trovare una casa giusta per te.

Torneresti in Brasile?


Mai dire mai, pero' ora come ora non ho alcuna voglia di tornare e mi piacerebbe vivere in Europa acnora per molto. In Brasile, l'unica cosa che potrei considerare e' che avendo esperienza all'estero sarebbe possibile tornare con uno stipendio molto buono, anche se presumo che a lungo andare avrei di nuovi a che fare con gli stessi problemi che mi hanno spinto gia’ una volta a cambiare paese.


Torneresti in Italia invece?


Mi piacerebbe tornare in Italia, ma al momento non ci penso nemmeno.
L'Italia e' il paese piu' bello al mondo e dove si mangia meglio...(se cogliete la sfumatura). A mio parere ci vorrebbe una rivoluzione! Sono sicuro che tutti gli italiani (e non solo) tornerebbero in Italia appena possibile.

Non ci resta che sperare...



Grazie Andre per la tua testimonianza.


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